giovedì, 30 novembre 2006
A lavoro mi capitano a volte le cose piu' assurde, spesso mi si chiede "come sono i clienti giapponesi? E i colleghi?"...Bene, vi faccio solo un paio di esempi.
IL CLIENTE
La settimana scorsa un mio collega, Jahwol, stava portando un vassoio pieno di biscotti morbidi al cioccolato cosparsi di fili di crema, quando uno gli cade dal piatto e finisce sugli scalini; Jahwol mi chiede se glielo vado a raccogliere perche' e' impegnato e quando arrivo li' davanti mi vedo un cliente che, con la punta del piede, schiaccia il biscotto ripetutamente facendolo pure strisciare sul marmo...Dopo essermi ripresa dallo stupore che mi faceva pensare "ma perche' cosi' tanto accanimento per un povero biscotto...", dico al cliente "scusi, lo raccolgo"; lui mi fissa con aria interrogativa e occhi sbarrati e io "raccolgo il biscotto...mi era caduto prima...(ma, se vuoi strisciarlo ancora un per un po' te lo lascio, pero' non sei tanto bello da vedere, te lo dico...)" e lui "ah, e' un biscotto...pensavo...che fosse un animale...." e dicendo cosi' torna al suo tavolo a mangiare. E questo era un tipo in apparenza normalissimo, sui 35 anni in un completo molto elegante in giacca e cravatta!
I COLLEGHI
Tralasciando Yavul, soprannominato cosi' da Max, ma in realta' si chiama Djavo (e' Uzbekistano), che a volte si assenta per qualche minuto per dormicchiare negli angoli piu' nascosti dell'Hotel...La piu' bella collega di tutte e' una cinese che vive qui da 5 anni e crede di essere giapponese. Un giorno vado da lei al bar a farle un'ordinazione " un cappuccino", le dico e lei, con aria di chi ne sa piu' di tutti, si mette a ridere guardando gli altri colleghi dicendo "la ragazza nuova ha detto cappuccino ha ha ha" e poi rivolta a me "Guarda che si dice CAPUCINO", nel bar scende il gelo perche' gli altri sanno che sono italiana e che il CAPUCINO e' italiano. Avrei tanto voluto dirle " Senti, sergente Sulu (anche lei ha i pantaloni alla caviglia), dame 'sto cappuccino e che sia finita", ma sono stata zitta e l'ho guardata con aria truce...ma pensa te se devo anche farmi insegnare l'italiano da una cinese adesso!
Questi sono naturalmente degli esempi estremi, in realta' i clienti non rompono quasi mai le scatole e i colleghi non fanno altro che lavorare senza darti darti troppo fastidio, quindi, non posso affatto lamentarmi^^
martedì, 28 novembre 2006
I giapponesi, si sa, sono malati d'occidente; a loro piace guardarci, sono incuriositi dal nostro aspetto e dai nostri modi di fare, amano la cucina europea e la moda americana...ma non pensavo che questa loro passione fosse diventata quasi un'ossessione, fino a quando ho scoperto come "utilizzano" gli occidentali. In un quartiere di Tokyo hanno costruito un po' di tempo fa un nuovo complesso di abitazioni, be', per venderle meglio sapete cos'hanno escogitato?
Hanno assunto degli stranieri (americani soprattutto e biondi, possibilmente) per farli passeggiare su e giu' davanti alle case e farli entrare nei complessi di appartamenti; cosicche' la gente, vedendoli, pensa "caspita, ma allora qui ci vivono degli americani, deve essere proprio un posto fico!". Ma per me, il massimo squallore riguarda i matrimoni; se una coppia si sposa puo' decidere tra vari tipi di cerimonie: o quella tradizionale in kimono, o quella "cristiana" in vestito da sposa tradizionale (non e' necessario essere credenti per questa cerimonia, la si fa solo per indossare un bel vestito!), o quella mista, in cui la sposa si cambia d'abito fino a tre volte ( due tipi di kimono per la cerimonia shintoista e buddista e poi il vestito da sposa bianco, o rosa, o rosso o di qualsiasi colore!).
Il luogo varia a seconda del tipo di cerimonia; o il tempio, o una cappella spesso situata all'interno di un grande albergo, o il salone di una sala matrimoni di cui il Giappone pullula. Per quanto riguarda il prete invece...ultimamente stanno prendendo piede i matrimoni in cui questo non e' presente, ma gli sposi, rivolgendosi agli invitati enunciano la loro promessa di matrimonio; per i matrimoni shinto c'e' naturalmente il sacerdote e per quelli cristiani e qui veniamo al punto dolente...molto spesso viene assoldato un prete, possibilmente bello, alto, biondo, americano e....NON prete^^; Ad Odaiba esiste perfino il "Wedding Village", un complesso composto da chiesette bellissime da vedere tanto che sembrano dei castelli in miniatura, negozi di abiti da sposa e sale da banchetti...Tutto questo preambolo per dire che "anche io sono stata usata!". Nell'albergo dove lavoro (l'Hotel Hilton del Tokyo Disney al reparto buffet dolci), c'e' stata un paio di mesi fa, una giornata molto calma con pochi clienti, io ero stracontenta e non mi sembrava vero di starmene un po' tranquilla, anche perche' la sera prima avevo esagerato un po' con il sake e la testa stava al posto dei piedi.
Mentre stavo pensando a come fregare un pezzo di pizza da mangiare per mettere apposto lo stomaco, mi si avvicina il manager con un sorriso imbecille dicendomi in italiano "Buongiorno, cazzo!" (e' stato in Italia per un mese circa e gli hanno insegnato solo le parolacce, ma non gli hanno detto cosa vogliono dire), "oggi, visto che non c'e' niente da fare, vai nel salone dell'entrata e saluti i clienti, se qualcuno si avvicina gli dici che ci sono i dolci nuovi del buffet e che sono molto buoni". Io ho pensato veramente che fosse un imbecille perche' c'erano gia' le due stangone giapponesi in minigonna e stivaloni, molto belle tra l'altro e io, con la mia divisa da "capitano Kirk di Star Trek" (ho i pantaloni che arrivano sopra alla caviglia), mi sentivo veramente uno stracesso...e invece...Ho fatto entrare un bel po' di gente!!! Ah, la potenza dell'occidente...
domenica, 26 novembre 2006
C'e' un festival che si tiene due volte l' anno a Tokyo, a cui ho gia' assistito tre volte, che mi piace da morire.
Si chiama "Yosakoi matsuri", festival originario della citta' di Kochi, in Shikoku, una manifestazione in cui si esibiscono decine di gruppi di ballo composti da amatori di tutte le eta', dai bambini di tre anni alle vecchie di novant'anni, che da buone giapponesi, dimostrano ampiamente che il loro e' un popolo senza eta' con movenze per nulla impacciate.
Le regole del festival sono semplici: ogni gruppo puo' presentare una propria coreografia, basata su una musica di propria ideazione, con la sola limitazione di dover contenere almeno una parte della canzone di Takemasa Eikaku "Yosakoi naruko dancing", che a sua volta era stata creata combinando gli elementi di un canto popolare, di una filastrocca per bambini e di una canzone folk di Kochi. Di conseguenza i vari gruppi danno sfogo alla propria fantasia, ricorrendo a vari stili musicali, dal rock, al metal, al jazz, al folk, al funky, al pop giapponese, dando vita a dei brani davvero ben fatti e coinvolgenti. Il pezzo piu' strano che ho sentito e' stata una canzone techno giapponese con inserti etnici che mi ha fatto correre i brividi lungo la schiena, e ora sto cercando disperatamente di procurarmi in qualche modo questi piccoli capolavori.
Altra limitazione che viene imposta ai partecipante e' di utilizzare nelle coreografie una sorta di nacchere giapponesi, i "Naruko", con i quali si danno il tempo durante la danza.
Anche i stili di ballo variano a seconda dei gruppi, si va dalla danza moderna effettuata dai giovani alle performance che utilizzano vari elementi delle danze tradizionali giapponesi, a beneficio delle babbione.
I vari gruppi, il cui numero di componenti varia da una decina ad una cinquantina di persone, mostrano la loro originalita' anche nel vestiario, ricorrendo spesso a kimono estivi dai colori sgargianti, o a costumi di propria fattura, che si intonano perfettamente con i bandieroni sventolati al vento dai membri di contorno del gruppo. Alle performance contribuiscono in alcuni casi anche dei percussionisti.
Le poche foto decenti che ho fatto si riferiscono al festival di Odaiba del novembre 2005 e a quello di Harajuku-yoyogi del mese di agosto di quest'anno. Non ho fatto nessuna foto di quello di questo mese di Odaiba.







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venerdì, 24 novembre 2006
Un paio di settimane fa siamo stati in un ristorantino italiano a Shinjuku scovato da Max, che si chiama "Pizzeria Salvatore Cuomo" in cui puoi mangiare finche' vuoi spendendo un fisso.
La pizza era abbastanza buona, ma ne e' valso la pena andarci solo per i camerieri.
Questi, giapponesi naturalmente, cercavano di parlare solo in italiano per rendere il ristorante piu' "esotico"^^ ed e' stato troppo divertente sentirli dire "Bongiorno, prego, tre persone!", quando i clienti entravano, che fossero tre o dieci era sempre e comunque "... tre persone!"; oppure "pizza pronto, salata pronto!" e "prego, mangia pure", il tutto finche' se ne stavano dietro al bancone a sistemare o a guardare per aria.
Quando ce ne siamo andati ci hanno detto in coro un bel "grazie!!!" e al nostro "prego" di risposta ci hanno fatto un bel sorrisetto interrogativo^.^
giovedì, 16 novembre 2006
In Giappone, dovunque tu vada, cercano di tesserarti per le raccolte punti: al supermercato naturalmente, nei negozi per cani, in farmacia...
Oggi mi e' capitato di dover sostituire la batteria esaurita dell'orologio e non ho potuto fare a meno di ridere quando la commessa, tutta orgogliosa, mi ha dato in mano la tessera punti delle batterie per l'orologio! Mi ha detto " quando esaurisci la prossima batteria avrai un timbro e cosi' anche per la seconda e la terza, quando arrivi a tre timbri, la quarta sara' gratis!!!".
Ah pero', ho pensato, considerando che una batteria dura 2 anni...fra 6 anni ne avro' una GRATIS!!! Evvai!!!!!