sabato, 26 agosto 2006

Kumamoto e' sempre stata una città che mi ha parecchio incuriosito, ero particolarmente interessata a vederla perche' era una delle tante scelte, oltre a Tokyo, in cui andare a studiare......PER FORTUNA CHE ABBIAMO SCELTO TOKYOOOOO!!!!! Non e' che sia propriamente brutta, ma la prima impressione che mi ha dato e' di essere estremamente "grigia" e non perche' mancassero tutte le luci al neon che siamo abituati a vedere a Tokyo, bensi' per i palazzi piuttosto vecchi, il centro commerciale desolato, la shoten-gai alta e larga, piena di negozi e pachinko malandati e un paesaggio circostante per nulla attraente. Di mattina, sotto un sole piu' cocente del solito, ci siamo diretti innanzitutto al giardino Suizen-ji, famoso per rappresentare nel suo paesaggio, scene in miniatura delle 53 tappe del Tokaido (vecchia strada postale ). Quello che piu' ci ha colpito del giardino e' stato un grande cono d'erba che simboleggiava il Monte Fuji, circondato da dolci collinette di erba verdissima...il tutto affiancato da un tempietto dove abbiamo fatto amicizia con un gattino che non la smetteva di seguirci^^. Per concludere la visita della citta' (non c'era poi molto da vedere...), siamo stati al nero castello di Kumamoto con i suoi imponenti torrioni. Esso domina la citta' da una collina e rispetto ad altri castelli, come Himeji ad esempio, ha un'aria molto piu' marziale con ripide mura che lo circondano; molto interessante al suo interno, e' un'esposizione nei vari piani, di foto rappresentanti tutti i castelli giapponesi!
Kumamoto, essendo piuttosto piccola, non è servita da una rete di metropolitana, come anche Nagasaki del resto, ma da un comodo tram che, con il suo aspetto un po' retro', vivacizza le strade cittadine...anche se, quello che ha vivacizzato Max, e' stata piu' che altro la ragazza controllore che faceva servizio all'interno del tram(-_-);
Uno dei momenti migliori per me e' quello in cui mi avventuro alla scoperta dei cibi tipici delle varie zone: Kumamoto e' famosa soprattutto per il "basashi", carne cruda di cavallo (per carita') e per il manzo; quello che ha scelto Max aveva dell'incredibile...non tanto per la portata che era una semplice cotoletta col curry e riso, ma per la grandezza di questa che copriva tutto il piatto ed era davvero buonissima!
Una delle cose piu' carine della citta' e' un piccolo tempio accanto al castello, dedicato ad Inari (la divinita' volpe protettrice dei raccolti); e' un tempietto rosso fuoco agghindato da fiori coloratissimi, in cui l'acqua per purificarsi le mani, sgorga dalla pancia di due statuette a forma di "gatto-volpe".
Ah, cosa importantissima!!! Ho pure scoperto, grazie agli adesivi appiccicati nel tram, che Hello Kitty ha un compagno che si chiama "Dear Daniel" (non sono una grande fan di H.K. quindi l'ho realizzato solo ora), che e' un gatto bianco buzzurro con i "peli a spazzola"...troppo grezzo!!!

parco

parco3

parco2

scalatore del fujisan

pisciagatti

castello2

castello

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postato da: enio alle ore 26/08/2006 17:36 | Permalink | commenti (8)
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venerdì, 18 agosto 2006

A metà strada tra Nagasaki e Kumamoto si trova la cittadina montana di Unzen, che ospita l'omonimo vulcano, ovviamente attivo, e noi amanti dell'avventura (la Gina ha vissuto per 27 anni nella stessa camera con la sorella, io invece ho lavorato da McDonald's resistendo per ben due anni, praticamente due imprese) decidiamo di fare tappa. Prendiamo quindi l'autobus da Nagasaki, che in un oretta e mezza circa ci porta a destinazione, ovvero al Nita Pass, 1300 m di altitudine, il punto di partenza delle escursioni dirette al vulcano. C'è una funivia che porta sul Myogen-dake, un monte vicino da cui si può vedere la cima della caldera del vulcano da breve distanza, ma noi da bravi sportivi decidiamo di fare la strada a piedi, tanto c'è il sentiero, nella guida della Lonely Planet è scritto che con una breve camminata di due ore si va e si torna...
Bello il sentiero, si scende, si sale, si riscende e poi si risale ancora sulle due montagne che costeggiano il vulcano. All'inizio di questonotiamo nell'arco di 200 metri almeno tre panchine, la posizione è abbastanza insolita perchè non si ha una gran bella veduta del panorama, e infatti ci chiediamo perchè diavolo ce ne siano così tante, concludendo che saranno per gli anziani, che non ci stanno dietro col fisico.
Poco dopo però ne capiamo la vera funzione: il sentiero si fa sempre più accidentato, non più battuto bensì composto da gradini irregolari di roccia, e nella seconda salita non si parla più di camminata bensì di arrampicata su per la montagna... mannaggia a quello che ha scritto l'articolo su Unzen nella guida, per fortuna non abbiamo indossato come nei giorni precedenti le infvadito da figarei, ma le scarpe da ginnastica e soprattutto la borsa a tracolla non sono comunque adatte alla salita. Incrociamo si e no 3 coppie di giapponesi di mezza età (alla faccia dell'alta stagione), che sono attrezzati meglio di noi, con scarponi di montagna e zaino porta-bento, e un po' ci vergognamo. La vegetazione si fa sempre più fitta, ma allo stesso tempo cambia anche il paesaggio, che si mostra sempre più incantevole. Peccato per quella fastidiosa cappa di umidità che offusca la vista della costa frastagliata a valle, e che ci impedisce di fare foto decenti. Dopo una mezzoretta di incontri ravvicinati con specie mai viste di insetti raggiungiamo la vetta della montagna che si affaccia al vulcano, 400 metri più in alto del punto in cui siamo partiti e... ci sentiamo come Messner. La sensazione provata è difficile da descrivere: nessuno tranne me e la Gina sul picco roccioso della montagna, a godere della vista del vulcano, talvolta chiara, talvolta offuscata da alcune nuvole che lo rendono ancora più imponente e spettrale. Un silenzio innaturale per noi, abituati all'inquinamento acustico di Tokyo, una sensazione di pace. Ci godiamo per una mezzoretta il panorama, poi ci decidiamo a scendere, rifacendo all'indietro lo stesso percorso di prima, non senza qualche inciampata (mia) e con attenzione certosina volta a salvare caviglie e chiappe.
Scendiamo in paese, e visitiamo i "jigoku", gli inferni di Unzen, vere e proprie pozze maleodoranti da cui fuoriescono fumosi gas di origine vulcanica, dove pare che secoli fa vi fossero stati gettati vivi alcuni credenti durante la rivolta di Shimabara mirata a sopprimere la diffusione del cristianesimo in Giappone. Mentre mi chiedo cosa accadrebbe se ci buttassi dentro uno dei tanti gatti in calore che scorrazzano qui, notiamo che i gas vulcanici si sono in parte mangiati il materiale con cui sono stati costruiti i passaggi pedonali del sito, diventati color giallo zolfo, e che c'è anche un ponticello crollato, chiaro segno di attività sismica. Il vulcano Unzen tra l'altro ha eruttato nel 1991, uccidendo 40 persone.
Toccando palle (le mie, entrambi) montiamo sull'autobus e ce ne andiamo a Shimabara, dove parte il traghetto per Kumamoto, che in mezzora ci porta in città, e pernottiamo per la seconda volta al Toyoko-Inn, gran bella catena di business hotel, con prezzi contenuti, pulizia impeccabile, semplice colazione e accesso ad internet gratuiti (c'è anche a Tokyo). In serata mangiamo in uno dei locali situati nel piano sotterraneo della stazione degli autobus, e mi sparo uno dei piatti di curry più buoni che abbia mangiato, un jumbo tonkatsu kare, ovvero un piattone di riso e curry con due mega cotolettazze spalmate sopra. Quindi concludiamo la serata con i piedi che sfrittegano e la panza a cocomero. Gran bella soddisfazione.

espressione rilassata gina

stretching con sassetto portafortuna su torii

ssegnali di stanchezza

rambo

cima

messner senza barba

vulcanazzo

jigoku

inferni

 

 

postato da: enio alle ore 18/08/2006 14:59 | Permalink | commenti (10)
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sabato, 12 agosto 2006

Dopo Fukuoka siamo partiti alla volta di Nagasaki.
Da questa citta' non mi aspettavo molto, pensavo fosse piccola e piuttosto noiosa con poco da fare e da vedere...e invece è risultata essere la mia preferita!
Nagasaki è effettivamente una piccola cittadina ma è davvero affascinante perchè presenta un miscuglio di Giappone e occidente, nonchè un sacco di viottoli in pendenza, i cosidetti "Orandazaka" (declivi olandesi), immersi nella natura e fiancheggiati da vecchie case olandesi e giapponesi in legno , che la rendono davvero incantevole; seguendo queste stradine si puo' arrivare con molta, molta fatica, in cima ad un colle da cui e' possibile ammirare tutta la citta' e la costa. Nagasaki stupisce anche perchè, contrariamente alle altre città giapponesi, nel bel mezzo di gruppi di abitazioni si possono vedere molte chiese...vere...cioè che non vengono usate al solo scopo di celebrarvi matrimoni; sono entrata in una di queste, la chiesa di Oura, che ha bellissime finestre istoriate, e ho notato che tutti i gadget (cartoline, spilline, adesivi dei Santi ecc...) erano Made in Italy^^; Una delle parti più belle è stata la camminata lungo il fiume attraversato da decine di ponti, tra cui il più pittoresco era il cosidetto " Ponte degli Occhiali", dono dei cinesi alla città e considerato il ponte in pietra piu' vecchio del Giappone.
La strada che corre parallela a quella del fiume e' famosa per essere costellata di templi, tutti piuttosto grandi e molto belli; quelli che piu' mi hanno colpito pero' sono stati altri due, situati in posizione distaccata: un tempio con un'enorme statua della dea Kannon che posa i piedi su un'altrettanto gigantesca tartaruga, nel cui sotterraneo (la statua e' cava) si trova una stanza contenente un pendolo di Foucault (che dimostra la rotazione della Terra attorno al proprio asse); un altro tempio che mi ha incantato e' stato il Shofuku-ji, immerso nel verde e fiancheggiato da grosse palme! Era la prima volta che vedevo un tempio giapponese abbinato a delle palme!!! Il tempio era vecchissimo e gli cresceva l'erba sul tetto, ma l'atmosfera di pace che lo circondava era davvero magica...Come se tutto cio' non bastasse a Nagasaki si puo' trovare anche una piccola Chinatown dove mangiare "butaman" (panini cotti al vapore ripieni di carne di maiale) a volonta'. A proposito di cibo...Nagasaki e' molto famosa per i "casutera", ossia delle fette molto morbide di dolce all'uovo, identico alla "torta margherita", importato dai Portoghesi durante i primi scambi commerciali. Si narra che un giapponese, vedendo un portoghese mangiare il suddetto dolce, gli chiese che nome avesse; il portoghese, pensando si riferisse al castello dipinto sul piattino dove posava il dolce, gli rispose "questo e' un castello"...che i giapponesi hanno appunto storpiato in "casutera". Quello che pero' ci ha colpito e' stato il tempietto dedicato al casutera che abbiamo incontrato durante una camminata...pazzesco!
Ci siamo talmente persi nelle nostre passeggiate, che dopo qualche ora passata a camminare sotto il sole stracocente, Max si e' accorto che la mia pelle emanava un abbagliante colore rosso fosforescente...quindi ci siamo precipitati a comprare una crema protettiva (la protezione 25 è la minore che ho trovato...) e solo dopo essere entrata nel negozio mi sono resa conto di quanto fosse grave la mia ustione solare! La commessa appena mi ha visto, ha cominciato a spruzzare sul cotone uno spray lenitivo della Shiseido e mi ha avvolto spalle, schiena e faccia, tanto che sembravo una mummia...bellissimo!!! Come se non bastasse, la sera in albergo, mi sono resa conto di avere i piedi tanto gonfi da sembrare tondi...che siano state le radiazioni???

cieson

dea nascosta

dea e tartarugon

ponte

tempio marso1

tempio marso3

tempio marso2

torii

esterno templio

vista della baia1

vista della citta

 

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postato da: enio alle ore 12/08/2006 12:30 | Permalink | commenti (1)
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giovedì, 10 agosto 2006

Eccoci qua.
Siamo stati via una decina di giorni, visitando più o meno tutto il Kyushu, l'isola più a sud del Giappone.
Ci siamo sparati almeno tre ore al giorno di autobus o treno, abbiamo percorso almeno 2000, 2500 km, toccando tutte le città dell'isola, escluse Oita e Saga, considerate non abbastanza attraenti, prendendo traghetti, scalando montagne, guardando da vicino vulcani attivi, bruciando sotto il rovente sole estivo giapponese e, infine, rilassandoci nelle nostre amate onsen.
Ma partiamo dall'inizio...

FUKUOKA

Il viaggio in shinkansen da Tokyo a Fukuoka dura cinque ore. Fino a Hiroshima il paesaggio resta pressochè lo stesso: case, casine, casone, oscenità edilizie incastrate l'una sull'altra in ogni centimetro di terra edificabile, a ricoprire intere facciate di colli e monti. Da Hiroshima in poi è tutto un susseguirsi di tunnel, vista ridotta a zero quasi fino all'estremità dell'Honshu quando il paesaggio si rivela finalmente e regala belli scorci di verde. In particolare risalta il color marrone lucido dei tetti delle case di campagna che si diversifica dal blu lucido che si riflette in quelle di Chiba/Tokyo.
La nostra visita della città comincia per il verso giusto. Andiamo al Tocho-ji, un tempio non lontano dalla stazione, che non è particolarmente appariscente ma che al suo interno custodisce il Buddha di legno più grande del Giappone, davvero imponente.
Ci spostiamo poi verso la zona di Momochi, dove si trovano una spiaggia artificiale (come Odaiba a Tokyo) e la Fukuoka Tower. Non saliamo sulla torre, che richiede il pagamento del biglietto di ingresso, bensì nel vicino Sea Hawk's Hotel, dove scrocchiamo aggratis una vista a 360° della baia e della città dal 35° piano. La spiaggia non è affollata, sebbene sia lunga meno di un chilometro, e neppure bella, ma una breve passeggiata è sufficiente per notare qualche bella Fukuokina in costume nonchè un gruppetto di ragazzi allineati in fila indiana sulla sabbia a ripetere quelli che sembrano essere i movimenti di una performance di nuoto sincronizzato (esattamente come nel dorama giapponese "Water boys"). Torniamo verso la zona centrale della città e visitamo Tenjin, il quartiere dei centri commerciali. E' un posto di impatto, l'unico che insieme alla zona della stazione di Kokura (o Kitakyushu) dà un'idea di città ipermoderna del 21° secolo. Ci sono decine di alti edifici con centinaia di negozi alla moda, ma per noi che veniamo da Tokyo e che siamo abituati a tutto ciò non è poi così attraente. Curioso però è lo scenario serale, quando all'incrocio principale del quartiere si appostano una decina di "yatai", i baracchini ambulanti vecchio stile che vendono ramen e yakitori, creando un contrasto tra modernità e tradizione. Ci rechiamo infine a Canal City, il super pubblicizzato lungo fiume che dovrebbe essere il centro della vita notturna e dei divertimenti di Fukuoka, e in effetti è strapieno di localini porni e di salary-man sbavosi che si fregano le mani all'idea di fare una sorta di pornazza-longa (v. ombra-longa di Treviso).
Il centro commerciale che porta il nome del quartiere è imponente, al suo interno scorre un canale artificiale che di sera è illuminato di blu e da cui fuoriesce uno spettacolo di fontane un tot di volte al giorno. Il lungo fiume invece si rivela diverso da come ce lo immaginavamo. Dei famosi 1000 baracchini che dovrebbero trovarsi in città e specialmente in questa zona, se ne contano meno di una decina. L'effetto "yatai" (e annessa foto) sfuma clamorosamente, per quella che dovrebbe essere l'attrattiva principale di Fukuoka, ma ciò non ci impedisce comunque di sederci su uno sgabello consumato, ordinare un chu-hai alcolico a base di the oolong (uuron hai), consumare un ramen con brodo biancastro ricavato da ossa di maiale (Gina) e dei gustosi yakitori (Max), e imprecare per non essere arrivati il giorno successivo, data in cui si sarebbero tenuti i fuochi d'artificio...

buddha de legno

baia di fukuoka

spiaggia di fukuoka

hawk

fukuoka dome e vista citta

fukuoka tower

yatai

 

postato da: enio alle ore 10/08/2006 16:09 | Permalink | commenti (9)
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