E così dopo AKIHABARA, il quartiere dell'elettronica, JINBOCHO e KANDA, i quartieri dei libri, OCHANOMIZU, il quartiere delle università, DOGENZAKA, il quartiere dei love hotel, TSUKIJI, il quartiere del mercato del pesse, OGAWAMACHI, il quartiere dei negozi sportivi, e SHIBUYA, il quartiere della f... ... abbiamo scoperto che c'è un altra zona specializzata nel commercio di un particolare prodotto. Questo quartiere si trova grosso modo tra TSUKIJI e SHIODOME, si chiama TSUKISHIMA, ed è invaso da decine di ristoranti che preparano una pietanza che si chiama "monja-yaki" (si legge mongia iaki).
Il mongia è una specie di "okonomiyaki", l'omelette ipercalorica giapponese, che come questa si cucina direttamente sulla griglia posta al centro del tavolo ma che a differenza di questa ha una forma ed una consistenza meno solida, che a me ovviamente ha ricordato quello che il mio amico Nicolò rigetta nei cespugli ogni volta che va a mangiare in un agriturismo... Esso è originario della zona di Tokyo, in passato si preparava solamente con acqua e farina, veniva cucinato in un baracchino posto di fronte ai negozi di dolciumi e di soda, e dato come merenda ai bambini. Ora consiste di un impasto di base composto di preparato per la tempura (la frittura giapponese), brodo di pesce, farina, salsa di soia, al quale si può aggiungere qualsiasi cosa rientri anche solo lontanamente nella categoria di ciò che viene chiamato ingrediente. Ai giapponesi infatti piacciono molto gli "smissiotti", o "pastrocci", e manco a dirlo senza saperlo abbiamo mangiato un mongiazzo enorme a base di carne di maiale e schie, facendo così uno "stupendo" abbinamento carne-pesce che a me ovviamente piace moltissimo... si fa per dire. Alla Gina ovviamente questo è piaciuto, ci mancherebbe altro... butta giù di tutto quella donna! Comunque a dire la verità non era proprio male, dai. Altri ingredienti che ben si sposano col mongia (piu o meno) sono i calamari, le seppie, la carne di vitello, la soba, e perfino i tagliolini del ramen e il curry.
Abbiamo avuto la possibilità di visitare questo posto grazie alla nostra amica Chiemi, che la volta scorsa alla nostra prima uscita ci aveva portato a vedere i cessi lussuosi di un albergo dalle sue parti, pensando di farmi un piacere visto che avevo mostrato interesse nei confronti di quella specie di robot che corrisponde al water giapponese. In questa occasione invece, con la scusa di portarci a vedere uno "shoutengai", ovvero una sorta di strada a percorrenza pedonale con ai lati negozi di tipo tradizionale, somigliante ad un mercatino, in realtà ci ha guidato in quel luogo perchè voleva a tutti i costi mangiare il mongia, che non assaggiava da ben quindici anni. Oltre a ciò era stranamente attirata dai vicoletti che intersecavano la via dello shotengai, e ci si infilava come tarantolata andando su e giù non si sapeva bene per quale motivo, finchè abbiamo scoperto, ormai a fine serata, che c'è un tizio famoso che abita da quelle parti che porta ogni giorno a spasso un tartarugone, che lei voleva a tutti i costi vedere. Non c'è riuscita purtroppo, ma in compenso abbiamo incontrato tutte le altre specie animali di questo mondo: ragni, gatti, cani, bambini giapponesi e pure un topo.
Comunque, strada di ristorantini a parte, questo quartiere merita forse una visita perchè ci si respira un'atmosfera da Tokyo di inizio secolo, con le sue case d'epoca, i negozietti di dolciumi di una volta, i suoi canali, con i ponti rossi e le barchette attraccate. In effetti, Tsukishima più che un quartiere è un'isola artificiale, costruita alla fine del secolo scorso e adibita una volta a fulcro della lavorazione e del commercio del ferro. Lungo il fiume Sumida, che costeggia il quartiere, ai piedi di una zona di grattacieli di recente costruzione, c'era anche un piccolo parco giochi per bambini, con un piccolo stagno artificiale, molto carino, e con un discreto numero di colorate carpe di carta che svolazzavano al vento, simbolo della festa nazionale dei bambini, il "kodomo no hi", che si svolgerà il cinque maggio (e durante la quale, proprio a metà della golden week, orde di giapponesi si schiaccieranno come sardine nei vari luoghi di villeggiatura del paese).Chiemi, oltre al mongiazzo, ci ha offerto anche il dolcetto tipico di questa festività, il "kashiwamuchi", una sorta di "mochi", ovvero di pasta ultra-gommosa di riso che ti si attacca al palato, con della marmellata non ben specificata all'interno. Siamo i soliti accattoni.
Eravamo seduti su una panchina di fronte al fiume, e io stavo mandando giù questa cosa con avidità, quando un colombo, con fare un po' incerto, si è avvicinato verso di me. Io, mosso da compassione verso questo esserino indifeso, e più che altro per la paura che mi schittasse in testa se non l'avessi fatto, gli ho lanciato un po' del mio kashiwaeccetera, perchè non volevo che morisse di fame o di invidia nei miei confronti. Ma in realtà probabilmente morirà soffocato, perchè il kashiwaeccetera gli si è attaccato al becco e gliel'ha impastato tutto! Poveraccio... ...fosse stato un corvo almeno!




